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Casa Museo Luigi Capuana

 

Trattasi di un imponente palazzo ottocentesco con un bel prospetto a due piani a struttura pentacellulare, in cui risaltano i balconi sormontati da timpani a semicerchio e a triangolo. Degli ambienti interni si segnalano: nel piano terra, una volta adibito a stalle e magazzini per i prodotti agricoli provenienti dai fondi di proprietà della famiglia Capuana, i vani segnati da possenti archi e alcuni elementi tipici della vita contadina di un tempo; al secondo piano, il vano-studio dello scrittore con le pareti tappezzate con giornali, riviste, stampe e fotografie d’epoca e l’alcova caratterizzata da pitture murali a tempera con il ricorso alla tecnica del trompe l’oeil.
Entrare nella Casa Museo di Luigi Capuana significa non solo penetrare l’intimo mondo degli affetti, della creatività, delle relazioni dello scrittore verista, ma inoltrarsi in un viaggio alla scoperta degli innumerevoli tesori culturali che hanno valso alla città di Mineo l’appellativo di Parnaso Siculo. Nella Casa Museo sono allocate le vestigia della lunga tradizione culturale menenina, i cui prodromi possono farsi risalire alla figura dell’umanista Matteo Zuppardo e alla presenza del Fondo librario ex Gesuiti ed ex Cappuccini, testi sui quali probabilmente si formò il poeta vernacolo satirico Paolo Maura. Le testimonianze più recenti di questa tradizione con il “mondo” capuaniano sono rappresentate dal fondo di Croce Zimbone, dalle opere di Giuseppe Bonaviri, dalla biblioteca personale dell’ex prefetto Pietro Rizzo, interamente dedicata all’esperanto e dal fondo “Receputo”. Questo incommensurabile patrimonio fa di Casa Capuana un polo culturale di primissimo ordine e si offre al visitatore come una “passeggiata culturale” lunga sei secoli.
Il Fondo Capuana costituisce il corpus più consistente di questo patrimonio e comprende: i manoscritti, le opere a stampa, documenti vari (tra i quali va menzionato quello della Repubblica Romana con firma di G. Mazzini, G. Garibaldi, A. Saffi, F. Dall’Ongaro, etc.), mobili, cimeli, quadri (alcuni del pittore ‘macchiaiolo’ Telemaco Signorini), lo scrittoio, la biblioteca personale e quanto altro appartenuto allo scrittore menenino.
Di notevole valore culturale i carteggi con intellettuali e scrittori coevi, quali: lbsen, Zola, Balzac, Verga, D’Annunzio, De Roberto, Pirandello, G.A. Cesareo, A. D’Ancona, V. lmbriani, N. Tommaseo, Guerrazzi, Dossi, Betteloni, A. Graf, G. Pitrè, Memerling, Kries, Navarro della Miraglia, E. Sabersky, P. Heise, etc.
A corroborare l’eclettismo del Capuana va segnalata la sua incommensurabile passione per la fotografia, grazie alla quale, oggi, si conservano preziose testimonianze della vita e della storia di Mineo e dei suoi abitanti tra fine Ottocento e inizio Novecento, nonché foto rare, se non uniche, di Balzac, Verga, Pirandello, Cesareo, De Roberto, E. Zola, E. De Amicis, A. Musco, etc.
Il Fondo Antico, 1300 volumi circa, consta di incunaboli, cinquecentine e altri volumi di pregio del XVII e XVIII secolo. I volumi, appartenenti in origine ai Gesuiti e ai Cappuccini, divennero proprietà del Comune in seguito agli espropri post unitari dei beni di enti ecclesiastici nel 1870. Da quel momento il Fondo, in seguito a vicende “travagliate” (passaggi di custodia, etc.), ha subito una progressiva decurtazione dagli originari 1800 volumi circa alla consistenza odierna.
Attualmente si annoverano 10 incunaboli, tra i quali spiccano una bibbia in latino e dei volumi della Summa di S. Tommaso. Numericamente consistente le cinquecentine, tra le quali, in particolare, vanno menzionate opere di autori latini quali: Cicerone, Tacito, Lucrezio, etc. e un’edizione del De rerum vulgarium fragmenta (ovvero li Canzoniere) di Francesco Petrarca. Tra i volumi del XVII e XVIII secolo numerosissimi i testi religiosi (salteri, missali), parecchi testi in spagnolo e alcuni dizionari plurilingue, di cui uno in dieci lingue.

Ente organizzatore       COMUNE DI MINEO          |         e con il patrocinio          REGIONE SICILIANA    |          DIOCESI DI CALTAGIRONE     |          MUSEO DIOCESANO DI CALTAGIRONE