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Natale in Sicilia

Il Natale della memoria

Ricordo i miei Natali, l’atmosfera solenne, magica, pregna… quelli della prima infanzia sono ricordi appannati, che la mia memoria ha mitizzato al punto da farli diventare fiabeschi, un’infanzia, la mia, in cui la festa, la grande ricorrenza era vissuta con una partecipazione familiare che mai più ho ritrovato.

Il felice evento del Natale era preceduto dalla novena, subito dopo la festa di Santa Lucia, un’orchestra improvvisata di strumenti a fiato che dal tardo pomeriggio fino alla sera tardi andava di porta in porta accompagnata da un cantore che, stonatissimo, più che cantare recitava fino all’antivigilia di Natale. Ricordo l’ultimo e unico di questi cantori, si chiamava Luigi, grande e grosso, un uomo semplice come un fanciullo, era l’animatore che metteva insieme quella allegra brigata di suonatori, personaggi eterogenei; ne ricordo ancora qualcuno, il suonatore di trombone, molto anziano, grande e grosso anche lui, il cappotto dalle mille pezze e un grande cappello a larghe falde di colore indefinito, un’espressione di antica tristezza. L’unico a tenere banco era Luigi, sempre sorridente, dalla battuta fanciullesca e pronta e dalla facile risata.

Era bello, e ancor più bello diventava ogni qual volta iniziavano il giro all’alba, alla prima messa. Nel cantuccio del mio letto, nel freddo mese di dicembre, appena sentivo l’orchestrina di Luigi intonare Paci paci o bona genti ca u Natali s’avvicina avrei desiderato che il tempo si fermasse… ma non si fermò e l’usanza della novena, gioia dei piccoli e dei grandi, cessò con la scomparsa di Luigi. Faceva il venditore ambulante insieme al vecchio padre, un giorno fu trovato morto, improvvisamente, e così con lui scomparve un’epoca. Ancora oggi, a volte, gruppi di ragazzi girano per il paese intonando sempre lo stesso canto di Natale, ma non è la stessa cosa, così come diversa era la novena in tempi ancora più lontani, quando era costituita in genere da un violinista cieco e da un cantore che l’accompagnava.

Se Luigi, il cantore della novena, era la personificazione del Natale, identificavo il presepe con un altro personaggio, Sarida anca ‘ri lignu, Rosaria, “anca di legno” la sua ngiuria, il soprannome, chè le gambe le aveva buone e solide. Donna Sarida era una signorina ultrasettantenne, un po’ fanatica, un po’ tocca, un po’ stramba, che nella sua tabaccheria buia, sporca  maleodorante aveva un Sant’Elia di gesso, in ginocchio, dalle sembianze più di un gatto che di persona, esposto su una sedia davanti la porta, da dove propiziava la pioggia dopo le interminabili giornate di siccità.

Ma il pezzo forte di Donna Sarida era il presepe, ricomposto ad ogni Natale in una nicchia, entrando sulla destra, nella rivendita. Il presepe era una sua libera interpretazione, squilibrato, col Bambinello grande quanto un neonato in carne ed ossa e il San Giuseppe, accanto, piccolo come un cucchiaino, pastori senza arti, decapitati o  con la testa di un’altra figura appiccicata malamente con la cera fusa, e in mezzo a loro un tripudio di provole, arance e altro ancora. Di questa sua opera era orgogliosissima, godeva di ogni complimento che la gente entrando le faceva, mentre noi piccoli allungavamo le mani per toccare o addirittura per portarci via qualche pastore, attirandoci le ire di Sarida che ci apostrofava con un “Itavinni ‘nte vuostri mammuzzi!”.

Rividi molti anni dopo l’insegna del “Sale & Tabacchi” in un negozio di antiquariato, mentre i pastori di ceramica di Caltagirone li ritrovai nella Casa-museo di Antonino Uccello, a Palazzolo Acreide, conservati come reliquie. À, in quella Casa-museo, tutto mi apparve come in una teca di cristallo, i miei Natali, con le loro novene e i pastorelli, appartenuti a una tradizione secolare, erano scomparsi, e tutto nel giro di qualche decennio.

Se ci ripenso riascolto e rivedo suoni, volti, odori, momenti, che ho vissuto e che ancora sono vivi in me… eppure sembrano miti di un altro mondo.

Giuseppe Leone

Ente organizzatore       COMUNE DI MINEO          |         e con il patrocinio          REGIONE SICILIANA    |          DIOCESI DI CALTAGIRONE     |          MUSEO DIOCESANO DI CALTAGIRONE